CSW70: Giustizia ambientale ed estrattivismo al centro dell’impegno dei Francescani

Le donne e le ragazze continuano a essere esposte in modo sproporzionato al rischio di una serie di violazioni dei diritti umani. Franciscans International ha sollevato numerosi casi di questo tipo durante la 70a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne (CSW), tenutasi dal 9 al 19 marzo 2026 a New York. La sessione di quest’anno si è concentrata sull’accesso alla giustizia, anche attraverso la promozione di sistemi giuridici inclusivi ed equi, l’eliminazione di leggi, politiche e pratiche discriminatorie e l’affrontare le barriere strutturali. Il primo giorno della sessione sono state adottate le  Conclusioni concordate che delineavano le misure che gli Stati dovevano adottare. In deroga alla tradizione, queste sono state adottate tramite votazione anziché per consenso, su richiesta degli Stati Uniti. 

FI, insieme ai propri partner, ha lavorato per mettere in evidenza le questioni relative all’accesso alla giustizia per le violazioni dei diritti umani nel corso delle due settimane. Nell’ambito del Gruppo di lavoro delle ONG sul settore minerario, FI ha contribuito a organizzare l’evento parallelo online “Generating Justice: Genocide, Ecocide, and Gender Justice” il 16 marzo 2026. L’evento ha sottolineato gli elevati rischi di degrado ambientale e di violazioni dei diritti umani posti dal settore estrattivo, nonché gli impatti sproporzionati spesso subiti dalle donne. Le società, operando a fianco e per conto degli Stati, agiscono spesso nell’impunità, consentendo il protrarsi degli abusi. 

L’evento si è aperto con l’intervento del Segretario Permanente per l’Ambiente e i Cambiamenti Climatici delle Figi, il dottor Sivendra Michael, che ha sottolineato l’importanza di un solido Trattato sull’inquinamento da plastica che affronti l’intero ciclo di vita della plastica. Le Fiji, co-sponsor dell’evento, sono state all’avanguardia nella giustizia ambientale e climatica e hanno proposto un emendamento allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) sull’inclusione del reato di ecocidio insieme a Vanuatu e Samoa nel 2024. Altri relatori hanno sollevato casi in Papua Occidentale, negli Stati Uniti, in Myanmar e a Gaza per evidenziare l’interconnessione tra estrattivismo, ecocidio e genocidio.

Il 16 marzo, FI e la Rete Francescana per i Migranti hanno inoltre co-sponsorizzato un secondo evento organizzato dalla Rete Mesoamericana Donne, Salute e Migrazione (RMMSyM) che ha esaminato la violenza contro le donne in movimento in Mesoamerica. L’evento ha esplorato strategie volte a garantire l’accesso alla giustizia e ad affrontare, sradicare e prevenire la violenza di genere nel contesto della mobilità umana in El Salvador, Guatemala, Honduras e Messico. La discussione ha inoltre sottolineato come forme multiple e intrecciate di discriminazione ostacolino l’accesso delle donne alla giustizia. 

Oltre a questi eventi formali, FI ha partecipato anche a una veglia silenziosa per la Palestina insieme ad altri gruppi.

Infine, il 17 marzo, il Gruppo di lavoro sulle ONG nel settore minerario ha presentato un intervento orale, sostenuto da FI. La dichiarazione ha evidenziato varie questioni che abbiamo documentato in diversi contesti riguardo agli impatti negativi delle attività estrattive. Come sottolineato nella dichiarazione, “le donne devono percorrere distanze maggiori per accedere all’acqua pulita, fare i conti con colture ricoperte di polvere e rischiare di subire violenza di genere. L’espropriazione delle terre, gli sgomberi forzati e il lavoro forzato minano la capacità delle donne di provvedere a se stesse e alle loro famiglie. Le donne che difendono l’ambiente e i diritti umani e che si oppongono alle attività minerarie subiscono ritorsioni, intimidazioni, molestie sessuali e persino stupri e omicidi». 

In tutto il mondo assistiamo al prevalere dell’impunità, anziché della responsabilità: una norma inaccettabile.

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